03 febbraio, 2008

Thanks to Stefan Sagmeister

Ho stretto la mano a Stefan Sagmeister. L'ho guardato dritto negli occhi, ci siamo sorrisi un poco e chiaccherato 1 minuto. O meglio lui chiaccherava ed io trattenevo il respiro balbettando frasi in inglese che nessun uomo ha mai sentito. Incontrare il proprio mito vivente, vedere che è un essere umano pensante, gentile e disponibile, capire che è ancora più grande e onesto è l'emozione più grande che abbia mai provato come graphic designer.
A torino il Word Design Capital ormai macina eventi a pieno ritmo: quello organizzato da Bombay Sapphire Inspirational Design Happenings ieri sera alla Piscina Monumentale è e rimarrà per me un'esperienza unica. A bordo piscina, con il suo completo nero alto, snello ed il suo accento austriaco Sagmeister ha lasciato un segno indelebile nella mia percezione di graphic design. Una ricerca continua, un pensiero acuto, un'attenzione particolare al processo creativo lo rende per me in assoluto l'essere umano più interessante del pianeta.
In una maniera semplice e concisa, condita da pochi ma piacevoli aneddoti, ha presentato gran parte dei suoi ultimi progetti la maggior parte dei quali raccolti nel suo ultimo libro
"
Things I have learned in my life so far" . La parte più significativa del lavoro è la continua ricerca di materiale espressivo in cui le frasi da lui raccolte negli anni nel suo diario diventano a tutti gli effetti materia viva. Il video realizzato da Curtis Hillman esplora proprio questo tipo di approccio (é un pò pesante ma ne vale la pena).
Oltre alla continua ricerca espressiva ciò che ho maggiormente apprezzato è il progetto di visual identity per la Casa da Musica in Porto. Per sua stessa ammissione non voleva partire dall'architettura dell'edificio, tuttavia si è reso conto che prescindere da questa era impossibile. Così i differenti prospetti sono diventati il logo stesso della corporate, diventatndo sei differenti logo declinati in tutta la loro potenza attraverso un uso geniale dei colori (presi direttamente dai quadri e dalle immagini dei musicisti) e dalle foto del personale che ci lavora. in questo modo il biglietto da visita di ciascuno appartiene in maniera totale al nome che vi è stampato sopra.
Per il resto non posso che sorridere intimamente per aver avuto la fortuna ed il coraggio (grazie ad ilaria e piero) di presentarmi e chiedergli di firmarmi il libro "How to be a graphic designer without losing your soul" di cui ha scritto la prefazioneche inizia così:
" I love being a desinger. I love thinking about ideas freely and observing them taking shape; I love working concentradly on a project all day, losign myself in the work, and, even after having been involved in this field for almost twenty years, I still love getting a piece back from the printer (if it turned out well)."

Sagmeister is my master!

31 gennaio, 2008

I love vinyl stickers!



Comprati, ammirati e selezionati da anni... Più o meno i nomi dei siti sno sempre quelli. Ma questo lo segnalo perchè non lo conoscevo!
Qui il link.

28 gennaio, 2008

Felicità

Sapere che questo sabato (il 2 febbraio) uno dei miei miti personali sarà a Torino per gli eventi legati al World Design capital: Stefan Sagmeister a Torino!!!

23 gennaio, 2008

Designers Monarchy

Ve lo ricordate Robert Lindström (Designchapel)? Adesso insieme a Andreas Pihlström (suprb) ha lanciato il sito Desiners Monarchy. Imperdibile.

Onore al font


Bel set di immagini su flickr di Van door type. Qui.

L'anima del genio



Oh cazzo. Sì l'ho pensato e quindi l'ho scritto. Obey è da sempre uno dei miei idoli. Primo perchè è uno che da subito (intendo dire da supergiovane) sapeva fare e faceva. La sottile differenza tra i sognatori (quelli che come me hanno magari mille idee in testa e poi non ne realizzano nessuna) e quelli che invece fanno. Lui, il nostro Obey, faceva e bene.
Bellissime le grafiche,la voglia di sperimentare, le serie ispirate ai poster sovietici, le monografie, il segno distintivo del faccione... insomma uno di quelli che ha qualcosa in testa e riesce a realizzarla. Poi succede qualcosa. Cosa?

Credo che sia l'inevitabile. Obey diventa un brand. E adesso mi chiedo? Inizierà pure lui a fare le spillette, gli orologi, le borse e tutto il resto come Tokidoki di cui ho la nausea (che cmq a conti fatti non sperimenta quanto lui).

Non so. intanto se volete dare un'occhiata qui il link al suo sito di t-shirt.
Su frizzi frizzi trovate anche un altro risvolto della faccenda.

Gusto anglosassone contemporaneo

Decisamente il gusto che mi piace, una grafica curata e progetti con un visual fresco e pensiero laterale. Davvero bello. Lo studio si chiama We Shall see.

Via Elmanco

22 gennaio, 2008

Kakoueda: che artista...


In realtà non sto lavorando molto, mi sto dedicando ad esperimenti grafici interessanti e decidendo se comprare alcune font (molto belle) su un sito che ho trovato sul libro TYPO.
Nel frattempo, per un pò, mi sono dedicata alla lettura di due libri davvero molto diversi tra loro (Lettera a Berlino di Ian McEwan che mi ha fatta arrabbiare e Survivor di Chuck
Palahniuk che è allucinante ma molto molto intelligente).

RImane però un dubbio: Palahniuk ha scritto un libro con una trama folle ed esilarante ma questa scrittura "moderna", frammentata e veloce alla Aldo Nove ogni tanto mi annoia. Dico e penso: ma gente come la Ginsburg non scrive più? Mi chiedo se veramente abbiamo bisogno di scritture così vicine al lessico quotidiano...

Cmq, eccomi qui con una bella segnalazione. Sia chiaro, ho continuato a leggere tutti i feed che leggo di solito ma a volte questa velocità del "cuteimpast" philosophy mi spaventa e me ne allontano. Sì, lo so che sono uscite le campagne più significative del 2007 e i risultati della competition sul poster per i 50 anni dell'helvetica (io poi l'Helvetica lo odio pure) ma non ho voglia di postarli. Lo fanno già tutti.

Adoro la carta, soprattutto quando viene intagliata e crea nuovi oggetti, avevo già visto cose simili al Fuori Salone quest anno...
Ecco quindi cosa mi va di segnalare oggi: tutto qui


10 gennaio, 2008

Trajan... nà traggedia




Vi segnalo questo bellissimo video realizzato da Kirby Ferguson.. oltre ad essere divertente evidenzia una certa pigrizia creativa nella ricerca delle font per le locandine dei film americani diciamo di massa. Unico indiscusso protagonista è lui: il Trajan!

Simpatica anche la chiusa: presente American Pie e tutto il genere demenziale? Anche quello ha una sua font di riferimento: lineare extrabold come se piovesse, sempre in rosso.

Il video è qui.

Da lsgraphicdesign

Fruitopia


Peccato aver scoperto questo bel concorso troppo tardi, però il sito vale lo stesso un giretto per format e soluzioni grafiche.