23 gennaio, 2008

Onore al font


Bel set di immagini su flickr di Van door type. Qui.

L'anima del genio



Oh cazzo. Sì l'ho pensato e quindi l'ho scritto. Obey è da sempre uno dei miei idoli. Primo perchè è uno che da subito (intendo dire da supergiovane) sapeva fare e faceva. La sottile differenza tra i sognatori (quelli che come me hanno magari mille idee in testa e poi non ne realizzano nessuna) e quelli che invece fanno. Lui, il nostro Obey, faceva e bene.
Bellissime le grafiche,la voglia di sperimentare, le serie ispirate ai poster sovietici, le monografie, il segno distintivo del faccione... insomma uno di quelli che ha qualcosa in testa e riesce a realizzarla. Poi succede qualcosa. Cosa?

Credo che sia l'inevitabile. Obey diventa un brand. E adesso mi chiedo? Inizierà pure lui a fare le spillette, gli orologi, le borse e tutto il resto come Tokidoki di cui ho la nausea (che cmq a conti fatti non sperimenta quanto lui).

Non so. intanto se volete dare un'occhiata qui il link al suo sito di t-shirt.
Su frizzi frizzi trovate anche un altro risvolto della faccenda.

Gusto anglosassone contemporaneo

Decisamente il gusto che mi piace, una grafica curata e progetti con un visual fresco e pensiero laterale. Davvero bello. Lo studio si chiama We Shall see.

Via Elmanco

22 gennaio, 2008

Kakoueda: che artista...


In realtà non sto lavorando molto, mi sto dedicando ad esperimenti grafici interessanti e decidendo se comprare alcune font (molto belle) su un sito che ho trovato sul libro TYPO.
Nel frattempo, per un pò, mi sono dedicata alla lettura di due libri davvero molto diversi tra loro (Lettera a Berlino di Ian McEwan che mi ha fatta arrabbiare e Survivor di Chuck
Palahniuk che è allucinante ma molto molto intelligente).

RImane però un dubbio: Palahniuk ha scritto un libro con una trama folle ed esilarante ma questa scrittura "moderna", frammentata e veloce alla Aldo Nove ogni tanto mi annoia. Dico e penso: ma gente come la Ginsburg non scrive più? Mi chiedo se veramente abbiamo bisogno di scritture così vicine al lessico quotidiano...

Cmq, eccomi qui con una bella segnalazione. Sia chiaro, ho continuato a leggere tutti i feed che leggo di solito ma a volte questa velocità del "cuteimpast" philosophy mi spaventa e me ne allontano. Sì, lo so che sono uscite le campagne più significative del 2007 e i risultati della competition sul poster per i 50 anni dell'helvetica (io poi l'Helvetica lo odio pure) ma non ho voglia di postarli. Lo fanno già tutti.

Adoro la carta, soprattutto quando viene intagliata e crea nuovi oggetti, avevo già visto cose simili al Fuori Salone quest anno...
Ecco quindi cosa mi va di segnalare oggi: tutto qui


10 gennaio, 2008

Trajan... nà traggedia




Vi segnalo questo bellissimo video realizzato da Kirby Ferguson.. oltre ad essere divertente evidenzia una certa pigrizia creativa nella ricerca delle font per le locandine dei film americani diciamo di massa. Unico indiscusso protagonista è lui: il Trajan!

Simpatica anche la chiusa: presente American Pie e tutto il genere demenziale? Anche quello ha una sua font di riferimento: lineare extrabold come se piovesse, sempre in rosso.

Il video è qui.

Da lsgraphicdesign

Fruitopia


Peccato aver scoperto questo bel concorso troppo tardi, però il sito vale lo stesso un giretto per format e soluzioni grafiche.

LuckyPet. Only pure fish will do




Advertising Agency:
The Jupiter Drawing Room, Cape Town, South Africa
Creative Director: Darren Mckay

Art Director: Kim Mcdonald
Copywriter: Peri v Papendorp
Photographer: Jan Verboom

09 gennaio, 2008

London Calling //part one



Shibboleth di Doris Salcedo è un'opera che visivamente mi ha colpita davvero molto. Lo spazio viene tagliato (non solo il pavimento) da questa linea che lo attraversa drasticamente. Non mi metto a fare la critica d'arte, ci mancherebbe. Ma la cosa che mi fa pensare (da assoluta profana) è che l'artista ha realizzato quest'opera pensando a tutti coloro che si trovano in situazioni pericolose o difficili perchè non integrate, a causa della razza cui appartengono, con la società in cui vivono. Rimarca il territorio e la frattura diventa un modo per esprimere questa violenza e altresì rappresenta la profonda divisione tra gli immigranti e i popoli che di fatto NON li accolgono.
Questo sommariamente e scritto da me il senso dell'opera, come potete anche vedere ed ascoltare in questa piccola intervista. Qui.
Ecco. Tuttavia qualcosa non mi torna poichè niente di tutto questo mi è parso essere percepito dalle persone che fruivano la frattura come un enorme linea di demarcazione ma da saltellare continuamente! Non solo i bambini entravano completamente o in parte con il proprio corpo negli spazi a terra cercando di spingersi più a fondo possibile ma anche gli adulti infilavano i piedi, le gambe e le braccia; i più audaci si producevano in posizioni simil-tetris.

Risultato: intere famiglie e adulti che giocavano con questo taglio a cui l'artista dà connotazioni così drammatiche.

Come mai, mi chiedo io, "she missed the point"?

08 gennaio, 2008

One. For every moment

Un catalogo prodotti veramente ben pensato per la promozione di questo piccolo brand di orologi portoghese, One.
Il supporto permette di cambiare e di indossare direttamente le varie proposte e nel contempo illustra per ogni esempio il claim "One, for every moment".

Bell'idea reallizzata dall'agenzia Léo Burnett di Lisbona.

via Marketing Alternatif

07 gennaio, 2008

Si ricomincia!


Ciao a tutti, come sempre il periodo delle feste è passato velocissimo e ci ha lasciato con qualche kiletto in più, tante fette di panettone sbocconcellate, regali e qualche minuto in più per tirare il fiato.
Per quanto mi riguarda ho avuto la possibilità di staccare per un bel pò di giorni (prima volta in 8 anni di onorata carriera), per cui posterò a breve le fantastiche cose e mostre e foto fatte a Londra!

Nel frattempo, pr non perdere il vizio, ecco una bellissima foto trovata in giro (purtroppo non so niente di più)